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Giuseppe Vergari

Published on 22 giugno 2012 in Persone

giuseppe_vergariMi chiamo Giuseppe, ed ho 53 anni, vivo nell’immediata periferia di Perugia. Mi sono avvicinato alla montagna molto tardi, infatti avevo circa 35 anni quando, parlando con un caro amico, decidemmo di cambiare meta per le nostre ferie estive: montagna anziché mare! Da allora è stato “amore” vero e non ho più smesso di frequentare sentieri, creste, ferrate, ghiacciai e pareti verticali, sempre in sicurezza ed entro i miei limiti tecnici e fisici.

Anche l’arrampicata, di conseguenza, è “arrivata” molto tardi (il primo corso di arrampicata l’ho frequentato solo quest’anno,anche se con un “guru” come Paolo Caruso, dopo 2 anni da autodidatta o poco più), ma quell’essere legati, come nelle cordate su ghiacciaio, ti fa “sentire” ancor più il legame che si instaura tra te e l’”altro”, rendendoti responsabile non solo della tua vita, ma anche della sua vita ed imparando a fidarti di lui al punto che viene a crearsi  un legame talmente intenso da superare qualsiasi ostacolo, anche al di fuori dell’esperienza alpinistica e di arrampicata.

Quindi, come potete constatare, la mia esperienza di appassionato di montagna non è eclatante né piena di exploit degni di essere annotati sugli annali della storia della montagna, però dagli anni 90 sono donatore di midollo osseo. Divenuto, infatti, donatore di sangue negli anni 80, in occasione di una delicata operazione chirurgica di un vicino di casa, poi donatore abituale, nel tempo sono venuto a conoscenza di quest’emergenza sanitaria dovuta alla mancanza di donatori.

Ottenute le debite informazioni tecniche e sanitarie, ho immediatamente aderito all’iniziativa, iscrivendomi all’ADMO con la tessera regione Umbria N. 2283. Da allora non sono mai stato chiamato per la donazione, ma la sola consapevolezza di poter essere utile ad altri, in caso di necessità, sia con la donazione del mio sangue che del midollo osseo, e, in ultima analisi, di organi (sono iscritto anche all’AIDO) mi fa vivere la mia vita in maniera più intensa e consapevole, al punto di sollecitare gli iscritti all’associazione di cui faccio parte (GRUPPO ALPINISTICO/ESCURSIONISTICO 28 GIUGNO) ad iscriversi e, soprattutto, esercitare la pratica della donazione.

E’ sicuramente più gratificante, in quest’epoca dell’apparire, “spendersi” per aiutare un alpinista in difficoltà, se il nostro gesto altruistico ed “eroico” viene ripreso dai media, perché “fa notizia”, piuttosto che andare periodicamente a donare il proprio sangue o donare il proprio midollo osseo, senza che  nemmeno il fruitore del nostro gesto venga a conoscenza delle nostre generalità.

Ma la gratificazione sta proprio nel gesto “in se”… nel sapere solo noi stessi del gesto altruistico compiuto… senza clamori… senza “fanfare”… senza telecamere… Se, facendo sicura ad un amico, ti trovi a dover bloccare la sua caduta, ti aspetti di trovare un articolo giornalistico l’indomani o un servizio televisivo sul telegiornale regionale? Non credo! Però sei soddisfatto di aver fatto la cosa giusta, aspettandoti, magari, che poi, nel caso dovessi essere tu a cadere, ci sia un altro al tuo posto a bloccare la caduta!! Solo questo ti aspetti! Quindi, quando ti metti a disposizione per la donazione di midollo osseo, sai che è la cosa giusta da fare per salvare un amico, anche se non lo conosci, e non ti aspetti nulla in cambio, se non che, nel caso dovessi essere tu a trovarti nella necessità, un altro amico sia a tua disposizione per donarti il suo midollo!

Mi complimento, pertanto, per la vostra lodevole iniziativa volta adavvicinare persone già mentalmente abituate a dedicarsi alla sicurezza propria e degli altri, mentre si arrampica, quando si sale un 4000, mentre si percorre un sentiero, alla pratica della donazione di una parte di se stessi (che poi, in breve tempo, senza danni di alcun tipo, viene, naturalmente, rigenerata) per aiutare un’altra persona, meno fortunata e bisognosa del nostro aiuto, ad affrontare la “montagna della vita”!

Giuseppe Vergari

 
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