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Published on 10 giugno 2012 in Racconti

Ti fidi degli altri?

Ti fidi del tuo compagno, quando arrampichi?

Ci sono persone che devono fidarsi, sperando che il loro compagno sia all’altezza. Sono le persone in attesa ditrapianto di midollo osseo. Il trapianto di midollo osseo serve a curare molte malattie, come le anemie aplastiche, le thalassemie e le leucemie, e spesso è la sola speranza di guarigione per una persona malata. Trovare un donatore compatibile non è facile: le probabilità sono 1 su 100.000 e in tutto il mondo ce ne sono solo 14 milioni. Ogni giorno qualcuno muore perché il suo fratello genetico, la sua persona-medicina, non sa o non vuole donare una piccola parte di sé.

Ognuno di noi, con una piccola azione, iscriversi al registro dei potenziali donatori, può cambiare le cose. In meglio.

L’arrampicata ha delle caratteristiche intrinseche profondamente etiche, subito evidenti a chi la guardi sotto una certa prospettiva. La vita di chi la pratica è sempre nelle mani di qualcuno. Certo, la forma fisica, la conoscenza di tecniche e materiali e la condizione mentale sono caratteristiche che non è possibile non considerare. Ma è anche vero che qualunque cosa succeda, in caso di caduta è la corda a fermare il volo. E la corda è sempre tenuta da qualcuno: chi scala mette fisicamente la sua vita nelle mani di un’altra persona, con tutte le responsabilità che questo comporta. Chi tiene la corda sa che una sua distrazione o un suo errore avrebbero conseguenze pesantissime per chi sta salendo.

Nessuno si sognerebbe mai di lasciar cadere volontariamente il suo compagno.

Il midollo osseo è la “fabbrica del sangue”. Si tratta di quel tessuto, annidato nelle ossa lunghe e nelle ossa piatte del corpo umano, deputato alla produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. La maggior parte delle persone, nel corso della vita, non deve mai preoccuparsi di possedere questa nozione od altre correlate. Per altri, invece, diventa un fatto capitale.

Il midollo osseo può smettere di funzionare, o funzionare male. Questo dà luogo ad un’ampia serie di patologie, note come anemie aplastiche, thalassemie, leucemie ed altre.

L’esito è spesso mortale.

Nella maggior parte dei casi è tuttavia possibile trattare efficacemente queste malattie con un trapianto di midollo osseo, garantendo alla persona malata la sopravvivenza e il recupero di una buona qualità di vita.

Il trapianto di midollo osseo è una pratica medica collaudata e praticamente senza rischi per il donatore, praticata da oltre vent’anni con successo. La difficoltà principale per effettuare un trapianto è rappresentata dalla ricerca del donatore compatibile: dev’essere una persona giovane, in buona salute, deve avere una compatibilità immunitaria con il ricevente e deve essere disposta a dare una parte di sé per salvare la vita a qualcuno.

Il verificarsi concomitante di queste circostanze, purtroppo, è piuttosto raro: le possibilità di trovare una compatibilità immunitaria tra non consanguinei sono nell’ordine di una su centomila. Come se non bastasse, molte persone non sanno quello che possono fare o hanno paura di farlo, in genere perché poco informate (è comune, ad esempio, confondere il midollo osseo con il midollo spinale).

In tutti il mondo al 31 ottobre 2010 solo 14.617.763 persone sono iscritte al registro dei potenziali donatori di midollo osseo.

Da tutto ciò consegue che ogni anno un numero difficilmente quantificabile di persone muore per ignoranza. Perché il loro potenziale “fratello genetico”, la loro “persona-medicina” non sa o non vuole sapere.

Buffo, quando funziona tutto per il meglio è quasi come quando si arrampica: qualcuno cade, il compagno di cordata se ne accorge, quindi ferma la corda. Ma la corda che ci lega ai nostri “fratelli genetici” è meno evidente di quelle che usiamo sulla roccia, e non sempre ce ne accorgiamo.

Questo è lo scopo di Climb for Life: fare in modo di diventare tutti consapevoli che una nostra piccola azione, il divenire potenziali donatori di midollo osseo, potrebbe salvare la vita a qualcuno. Far vedere queste corde invisibili.

 

Grazie per l’attenzione, e per quanto vorrai fare.

 

Giovanni “Spit”, climber in attesa di trapianto

Uno fra tanti.

 
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